La Corte dei conti, Sez. Piemonte, con deliberazione n. 42/2026/SRCPIE/VSC, ha approvato il referto inerente gli “Incarichi di collaborazione, consulenza, studio e ricerca (art. 1, comma 173, l. n.266/2005) e l’esercizio della potestà regolamentare nella materia degli incarichi esterni (art.3, comma 56, L. N.244/2007)”.
La disciplina degli incarichi conferiti dalle pubbliche amministrazioni a soggetti esterni attribuisce alle Sezioni regionali della Corte dei conti due distinti livelli di controllo. Il primo riguarda gli enti locali ed è finalizzato alla verifica della potestà regolamentare esercitata in materia di incarichi di collaborazione autonoma. In particolare, gli enti devono adottare regolamenti che definiscano limiti, criteri e modalità di conferimento degli incarichi, trasmettendone un estratto alla competente Sezione regionale della Corte dei conti entro trenta giorni dall’adozione.
Il secondo livello di controllo interessa tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001 e concerne i singoli atti di affidamento di incarichi esterni di importo superiore a 5.000 euro. Tali atti devono essere trasmessi alla Corte dei conti ai fini del controllo successivo sulla gestione.
Con riferimento alla soglia dei 5.000 euro, la Sezione ha chiarito che il parametro rilevante non coincide con la spesa complessiva sostenuta dall’amministrazione comprensiva di oneri fiscali e contributivi, bensì con il compenso effettivamente corrisposto al professionista al netto degli oneri di legge, secondo quanto affermato dalla deliberazione n. 54/2021/SRCPIE/INPR.
Il ricorso da parte delle pubbliche amministrazioni a incarichi di collaborazione, studio, ricerca e consulenza è ammesso soltanto nei casi e nei limiti previsti dall’art. 7 del d.lgs. n. 165/2001, secondo un orientamento interpretativo tradizionalmente restrittivo. La normativa, infatti, privilegia lo svolgimento delle funzioni istituzionali mediante l’organizzazione interna e il personale dipendente, consentendo l’affidamento di incarichi esterni solo in situazioni eccezionali e adeguatamente motivate.
In tale quadro, il comma 5-bis dell’art. 7, introdotto dal d.lgs. n. 75/2017, ha vietato alle amministrazioni pubbliche di stipulare contratti di collaborazione caratterizzati da prestazioni personali, continuative e organizzate dal committente anche con riferimento a tempi e luoghi di lavoro. La norma prevede, inoltre, la nullità dei relativi contratti e la responsabilità erariale, nonché eventualmente dirigenziale, del soggetto che li sottoscrive.
Il conferimento di incarichi individuali di lavoro autonomo da parte delle pubbliche amministrazioni è subordinato al rispetto dei rigorosi presupposti previsti dall’art. 7, comma 6, del d.lgs. n. 165/2001. In particolare, l’incarico deve riguardare attività coerenti con le competenze istituzionali dell’ente e con specifici obiettivi o progetti, risultando funzionale alle esigenze dell’amministrazione. È inoltre necessario che l’ente accerti preventivamente l’impossibilità oggettiva di utilizzare risorse interne.
La prestazione deve avere carattere temporaneo ed elevata qualificazione professionale, senza possibilità di rinnovo. L’eventuale proroga è ammessa solo in via eccezionale, per il completamento del progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, senza incremento del compenso originariamente stabilito. Devono essere previamente determinati durata, oggetto e compenso dell’incarico, evitando elementi che possano assimilare il rapporto a lavoro subordinato.
L’affidamento deve avvenire mediante procedure comparative adeguatamente pubblicizzate e, per gli enti locali con popolazione superiore a 5.000 abitanti, è richiesta anche la valutazione dell’organo di revisione economico-finanziaria. Inoltre, le amministrazioni sono tenute a disciplinare e pubblicare, secondo i rispettivi ordinamenti, le procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione.
L’attività di controllo svolta dalla Sezione regionale di controllo per il Piemonte sull’esercizio 2025 ha verificato, sia sui regolamenti sia sugli atti di conferimento degli incarichi esterni, il rispetto della disciplina prevista dalla normativa statale in materia di incarichi di collaborazione, studio, ricerca e consulenza. Dall’analisi è emerso un quadro generalmente conforme ai parametri normativi, pur con alcune criticità relative alla corretta individuazione dell’organo competente all’adozione dei regolamenti, alla distinzione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, alla disciplina delle procedure comparative, alla corretta regolazione delle proroghe e alla puntuale ricognizione delle professionalità interne. Gli enti interessati hanno tuttavia provveduto ad adeguare tempestivamente i propri regolamenti alle prescrizioni normative e agli orientamenti giurisprudenziali.
Con riferimento agli atti di spesa, le verifiche non hanno evidenziato profili di illegittimità sostanziale, ma hanno fatto emergere alcune criticità procedurali, tra cui ricognizioni interne non sufficientemente documentate, programmazione non coerente dei cronoprogrammi, carenze negli obblighi di pubblicità, rischi di assimilazione a rapporti parasubordinati, irregolarità contabili e genericità dell’oggetto di alcuni incarichi. In diversi casi, inoltre, gli atti sono stati restituiti agli enti in quanto estranei all’ambito applicativo degli incarichi di studio, ricerca e consulenza.
La Sezione richiama pertanto gli enti alla necessità di rafforzare le prassi di corretta gestione degli incarichi esterni, assicurando adeguata motivazione circa l’impossibilità di utilizzare risorse interne, effettive procedure comparative, pieno rispetto degli obblighi di trasparenza, corretta gestione contabile e rigorosa temporaneità degli incarichi, limitando le proroghe ai soli casi eccezionali consentiti dalla legge.






