Smart working, misure prorogate al 30 aprile 2021

Il Ministro della Pubblica amministrazione ha firmato il Decreto 20 gennaio 2021, che proroga al 30 aprile le disposizioni in materia di flessibilità del lavoro pubblico e di lavoro agile stabiliti dal decreto ministeriale 19 ottobre, andando di pari passi con la proroga dello stato d’emergenza già rinnovato fino alla fine di aprile con delibera del Consiglio dei Ministri 13 gennaio 2021. Il testo prevede che ogni amministrazione assicuri lo svolgimento del lavoro agile (su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale) almeno al 50% del personale. Gli enti, tenendo anche conto dell’evolversi della situazione epidemiologica, assicurano in ogni caso le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, compatibili con le loro potenzialità organizzative e con la qualità e l’effettività del servizio erogato. Il lavoratore agile alterna giornate lavorate in presenza e giornate lavorate da remoto, con una equilibrata flessibilità e comunque alla luce delle prescrizioni sanitarie vigenti e di quanto stabilito dai protocolli di sicurezza. Al fine di agevolare il personale dipendente nei trasferimenti necessari al raggiungimento della sede di servizio e – in presenza di realtà dimensionalmente significative – allo scopo di evitare di concentrare l’accesso al luogo di lavoro dei lavoratori in presenza nella stessa fascia oraria, l’amministrazione, ferma restando la necessità di assicurare la continuità dell’azione amministrativa e la celere conclusione dei procedimenti, individua fasce temporali di flessibilità oraria in entrata e in uscita ulteriori rispetto a quelle adottate, nel rispetto del sistema di relazioni sindacali definito dai contratti collettivi nazionali. Il lavoro agile si svolge ordinariamente in assenza di precisi vincoli di orario e di luogo di lavoro. In ragione della natura delle attività svolte dal dipendente o di puntuali esigenze organizzative individuate dal dirigente, il lavoro agile può essere organizzato per specifiche fasce di contattabilità. Nei casi di prestazione lavorativa in modalità agile, svolta senza l’individuazione di fasce di contattabilità, al lavoratore sono garantiti i tempi di riposo e la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.

 

Autore: La redazione PERK SOLUTION

In G.U. il decreto che proroga al 31 gennaio 2021 le misure sul lavoro agile nelle PA

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 323 del 31/12/2020 il decreto del 23 dicembre 2020 concernente la proroga delle disposizioni di cui al decreto 19 ottobre 2020, recante «Misure per il lavoro agile nella pubblica amministrazione nel periodo emergenziale».
Fino al 31 gennaio 2021 per accedere al lavoro agile non è richiesto l’accordo individuale di cui all’articolo 19 della legge 22 maggio 2017, n. 81. Il lavoro agile può avere ad oggetto sia le attività ordinariamente svolte in presenza dal dipendente, sia, in aggiunta o in alternativa e comunque senza aggravio dell’ordinario carico di lavoro, attività progettuali specificamente individuate tenuto conto della possibilità del loro svolgimento da remoto, anche in relazione alla strumentazione necessaria. Le pubbliche amministrazioni assicurano in ogni caso le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, compatibili con le potenzialità organizzative e con la qualità e l’effettività del servizio erogato. Al fine di agevolare il personale dipendente nei trasferimenti necessari al raggiungimento della sede di servizio e – in presenza di realtà dimensionalmente significative – allo scopo di evitare di concentrare l’accesso al luogo di lavoro dei lavoratori in presenza nella stessa fascia oraria, l’amministrazione, ferma restando la necessità di assicurare la continuità dell’azione amministrativa e la celere conclusione dei procedimenti, individua fasce temporali di flessibilità oraria in entrata e in uscita ulteriori rispetto a quelle adottate, nel rispetto del sistema di relazioni sindacali definito dai contratti collettivi nazionali. Nei casi di quarantena con sorveglianza attiva o di isolamento domiciliare fiduciario, il lavoratore, che non si trovi comunque nella condizione di malattia certificata, svolge la propria attività in modalità agile. Nei casi in cui ciò non sia possibile in relazione alla natura della prestazione, è comunque tenuto a svolgere le attività assegnate dal dirigente. L’assenza dal servizio del lavoratore, necessaria per lo svolgimento degli accertamenti sanitari propri, o dei figli minorenni, disposti dall’autorità sanitaria competente per il Covid-19, è equiparata al servizio effettivamente prestato. Il lavoro agile si svolge ordinariamente in assenza di precisi vincoli di orario e di luogo di lavoro. In ragione della natura delle attività svolte dal dipendente o di puntuali esigenze organizzative individuate dal dirigente, il lavoro agile può essere organizzato per specifiche fasce di contattabilità. Nei casi di prestazione lavorativa in modalità agile, svolta senza l’individuazione di fasce di contattabilità, al lavoratore sono garantiti i tempi di riposo e la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.

 

Autore: La redazione PERK SOLUTION

Funzione pubblica, il piano organizzativo per il lavoro agile (POLA)

Il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, ha presentato le Linee guida per la redazione del POLA (Piano Organizzativo del Lavoro Agile) agli OIV (Organismi Indipendenti di Valutazione) in occasione dell’avvio del ciclo della performance 2021-2023. Gli organismi avranno un ruolo importante nel monitoraggio e nell’implementazione degli indicatori di performance connessi al lavoro agile.
Il documento intende fornire alcune indicazioni metodologiche per supportare le amministrazioni nel passaggio della modalità di lavoro agile dalla fase emergenziale a quella ordinaria, focalizzando l’attenzione sugli indicatori di performance, funzionali a un’adeguata attuazione e a un progressivo sviluppo del lavoro agile. Il vigente articolo 14, comma 1, della legge n. 124 del 2015, richiede alle amministrazioni pubbliche di redigere il Piano organizzativo del Lavoro Agile (POLA), quale specifica sezione del Piano della performance dedicata ai necessari processi di innovazione amministrativa da mettere in atto nelle amministrazioni pubbliche ai fini della programmazione e della gestione del lavoro agile. Quindi, il POLA è lo strumento di programmazione del lavoro agile, ovvero delle sue modalità di attuazione e sviluppo, e non di programmazione degli obiettivi delle strutture e degli individui in lavoro agile, i quali andranno inseriti nelle ordinarie sezioni del Piano della performance o nelle schede individuali.
In sede di prima applicazione, il POLA dovrà, quindi, essere inserito come sezione del Piano della performance 2021-2023 da adottare e pubblicare entro il 31 gennaio 2021. A regime, il POLA costituirà una sezione del Piano della performance, da adottare e pubblicare entro
il 31 gennaio di ogni anno, da aggiornare secondo una logica di scorrimento programmatico.

Adottate le Linee guida per il Piano organizzativo del lavoro agile e indicatori di performance

Il Dipartimento della Funzione Pubblica informa che dopo il parere favorevole della Conferenza Unificata, espresso nella seduta del 3 dicembre, il Ministro per la pubblica istruzione ha approvato, con decreto del 9 dicembre 2020 (in corso di registrazione), le Linee guida che indirizzano le amministrazioni nella predisposizione del Piano organizzativo del lavoro agile con particolare riferimento alla definizione di appositi indicatori di performance.

Le Linee guida saranno presentate dal Ministro alle Amministrazioni e agli OIV nell’ambito dell’incontro fissato per il 16 dicembre in occasione dell’avvio del ciclo della performance 2021-2023.

 

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Nessun automatismo tra buono pasto e prestazione di lavoro resa in modalità agile

Il Dipartimento della Funzione Pubblica, con nota n. 55945.del.28-08-2020, ha fornito chiarimenti in merito alla possibilità di riconoscere i buoni pasto a quei lavoratori che, in ossequio delle vigenti prescrizioni legate all’emergenza epidemiologica da Covid – 19, operano in modalità smart working.
Al riguardo, il Dipartimento ricorda che, secondo quanto previsto dalla circolare esplicativa n. 2 del 1 aprile 2020 adottata dal Ministro per la pubblica amministrazione, è stato precisato che il personale in smart working non ha un automatico diritto al buono pasto, essendo rimesse a ciascuna PA le determinazioni di competenza circa la sussistenza delle condizioni per l’erogazione. Pertanto, il riconoscimento dei buoni pasto, in assenza di specifiche previsioni ostative rinvenibili nella disciplina normativa e contrattuale vigente, rappresenta una decisione rimessa esclusivamente alle autonome scelte organizzative e gestionali di ciascuna amministrazione ed alle conseguenti misure intraprese per garantirne l’osservanza. Inoltre, nella successiva Direttiva n. 3 del 4 maggio 2020, adottata dal Ministro per la pubblica amministrazione ed avente ad oggetto “Modalità di svolgimento della prestazione lavorativa nell’evolversi della situazione epidemiologica da parte delle pubbliche amministrazioni”, viene specificato che “Le pubbliche amministrazioni dovranno essere in grado di definire modalità di gestione del personale duttili e flessibili, tali da assicurare che il supporto alla progressiva ripresa delle attività sia adeguato e costante tale da ad assicurare comunque la ragionevole durata e la celere conclusione dei procedimenti.”
Ne consegue che ciascuna amministrazione, nell’ambito della propria autonomia organizzativa e gestionale del lavoro, assuma le decisioni più opportune in relazione all’attivazione o meno dei buoni pasti sostitutivi, alle modalità di erogazione degli stessi, nonché all’attivazione di adeguate misure volte a garantire la verifica di tutte le condizioni e dei presupposti che ne legittimano l’attribuzione ai lavoratori.

 

Autore: La redazione PERK SOLUTION

Monitoraggio sull’attuazione del lavoro agile nelle PA nel periodo gennaio-aprile 2020

Il Dipartimento della Funzione pubblica ha reso noti i dati del monitoraggio sullo smart working delle pubbliche amministrazioni nel periodo gennaio-aprile 2020. I numeri, in divenire, sono molto incoraggianti perché danno conto dell’enorme sforzo del Paese per rispondere alle sfide imposte dall’emergenza sanitaria. Il report dà conto delle principali evidenze dell’attuazione del lavoro agile prima (nei mesi di gennaio e febbraio 2020) e dopo (nei mesi di marzo e aprile 2020) l’emergenza determinata dalla pandemia Covid-19; il monitoraggio è stato realizzato attraverso la somministrazione, alle amministrazioni, di un questionario on line pubblicato sul Portale Lavoro Pubblico del Dipartimento della funzione pubblica.
Tra le amministrazioni dell’universo di riferimento dell’indagine, i comuni rappresentano la tipologia più numerosa. Hanno partecipato alla rilevazione 11 comuni su 15 con oltre 200.000 abitanti e il 63,3% dei comuni con popolazione compresa tra 100 mila e 200 mila abitanti; il tasso di copertura scende invece al 37,6% per i comuni con popolazione compresa tra i 50 e i 100mila abitanti, mentre supera di poco il 40% la partecipazione dei comuni di media dimensione (15 mila – 50 mila abitanti). I “piccoli comuni” (con popolazione fino a 5 mila abitanti) che hanno fornito dati sono stati il 24,6%. I comuni capoluogo partecipanti alla rilevazione sono 71 su 109, ovvero il 65%.

 

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Proroga stato di emergenza e smart working

Il Consiglio dei Ministri ha prorogato al 31 gennaio 2021 lo stato d’emergenza per COVID-19. Con il D.L. 7 ottobre 2020, n. 125, sono state disposte le principali proroghe consequenziali a quella dello stato di emergenza. Tra le misure prorogate c’è anche lo smart working semplificato.
Il lavoro agile costituisce, ai sensi dell’art. 87 del d.l. n. 18/2020 «Cura Italia», la modalità ordinaria dello svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni e continua a trovare applicazione la disposizione contenuta nel comma 1, lettera b) del citato articolo, che consente di applicare il lavoro agile in deroga agli obblighi informativi e all’accordo con il lavoratore previsti dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81. Il quadro normativo del lavoro agile si completa poi con la previsione contenuta dall’art. 263 del Decreto Rilancio. Con la cessazione degli effetti – a far data 15 settembre – della disposizione prevista dall’articolo 87, comma 1, lettera a) del decreto «Cura Italia» (presenza del personale nei luoghi di lavoro limitata esclusivamente alle attività indifferibili e che richiedevano necessariamente tale presenza), il lavoro agile si applica, fino al 31 dicembre 2020, con le modalità semplificate previste dal comma 1 lettera b) dell’art. 87 del DL 18/2020, al 50% del personale impiegato in attività che possono essere svolte in tale modalità e a condizione che l’erogazione dei servizi avvenga con regolarità, continuità ed efficienza, nonché nel rigoroso rispetto dei tempi previsti dalla normativa vigente.
La data del 31 dicembre 2020 viene quindi posticipata al 31 gennaio 2021, salvo che un nuovo dpcm non disponga diversamente. Ricordiamo inoltre che in sede di conversione dell’art. 263 del «Decreto Rilancio» è stato previsto l’obbligo, per le Pubbliche Amministrazioni, di redigere entro il 31 gennaio il Piano organizzativo del lavoro agile (POLA) per la disciplina a regime del lavoro agile – disciplina che ora può attendere un altro mese.

 

Autore: La redazione PERK SOLUTION

Documento UPI per l’applicazione del lavoro agile nelle Province

L’UPI ha elaborato il documento recante “LINEE DI INDIRIZZO PER L’APPLICAZIONE DEL LAVORO AGILE NELLE PROVINCE, con il contributo dei nostri esperti in materia di personale e del Coordinamento dei segretari provinciali.
Con il riavvio delle attività produttive e dell’anno scolastico, le Province si trovano nella necessità di riorganizzare le loro strutture amministrative per consentire il rientro al lavoro in sicurezza del personale. Con il presente documento, l’UPI fornisce alcune indicazioni con l’obiettivo di favorire il rientro in servizio della maggior parte del personale e far fronte alle esigenze di rapida ripresa delle attività e di rilancio degli investimenti locali (in particolare sulle scuole e sulle strade), anche in considerazione delle manifeste carenze di risorse umane più volte manifestate dagli enti in questi anni a causa del blocco protratto delle assunzioni, dei pensionamenti e dei trasferimenti di dirigenti e dipendenti derivanti dal DL 95/12 e dalla legge 190/14.

 

Autore: La redazione PERK SOLUTION

Lavoro agile a regime, in capo ai dirigenti l’organizzazione e l’individuazione delle attività da svolgere

“Sarà una fase ancora delicata, si dovrà continuare a convivere con questa emergenza sanitaria che però ha numeri diversi rispetto a quelli di marzo e aprile. Anche la riorganizzazione della Pa sarà differente”. Lo ha detto il Ministro per la Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone. “In quei momenti abbiamo conosciuto un lavoro agile che in realtà è stato da remoto – ha chiosato Dadone – Da qui in avanti lo vedremo meno massivo e con delle differenziazioni dovute al fatto che metteremo in capo ai dirigenti l’organizzazione e l’individuazione delle attività che si potranno svolgere in lavoro agile. Sarà comunque il vero lavoro agile che viene applicato anche agli altri Paesi europei”.
“Da qui in avanti – ha poi evidenziato il Ministro – si tratterà anche, con le risorse che arriveranno dal Recovery fund, di riorganizzare una parte dei lavoratori. Lo smart working a regime sarà qualcosa di diverso, sarà basato sui risultati e sarà un lavoro agile che non prevede per il lavoratore cinque giorni su cinque a casa. Piuttosto prevede una gestione di spazi comuni, magari anche la possibilità di uno o due giorni a settimana di lavoro non necessariamente tra le mura domestiche. Stiamo pensando – ha concluso – a luoghi condivisi come poli dell’innovazione “.

 

Autore: La redazione PERK SOLUTION

Il lavoro agile è incompatibile con la fruizione dei buoni pasto

Con sentenza n. 3463/2020 dell’8 luglio 2020 il Tribunale di Venezia ha stabilito che il lavoro agile è incompatibile con la fruizione dei buoni pasto. Il diritto ai buoni pasto in favore dei lavoratori degli enti locali è previsto al titolo VI del CCNL 14 settembre 2000, e in particolare gli artt. 45 e 46 – richiamati all’art. 26 del CCNL di comparto, subordinano la fruizione soltanto a determinati requisiti di durata giornaliera della prestazione. Per la maturazione del buono pasto, sostitutivo del servizio mensa (v. art. 45 CCNL di comparto), è necessario che l’orario di lavoro sia organizzato con specifiche scadenze orarie e che il lavoratore consumi il pasto al di fuori dell’orario di servizio. Quando la prestazione è resa in modalità di lavoro agile, questi presupposti non sussistono, proprio perché il lavoratore è libero di organizzare come meglio ritiene la prestazione sotto il profilo della collocazione temporale. Come evidenziato anche dalla Corte di Cassazione (sentenza 29.11.2019 n.31137), il buono pasto è un beneficio che non viene attribuito senza scopo, in quanto la sua corresponsione è finalizzata a far sì che, nell’ambito dell’organizzazione di lavoro, si possano conciliare le esigenze di servizio con le esigenze quotidiane del lavoratore, al quale viene così consentita – laddove non sia previsto un servizio mensa – la fruizione del pasto, i cui costi vengono assunti dall’Amministrazione, al fine di garantire allo stesso il benessere fisico necessario per la prosecuzione dell’attività lavorativa, nelle ipotesi in cui l’orario giornaliero corrisponda a quello contrattualmente stabilito per la fruizione del beneficio [ … ]”. Non si tratta quindi di un elemento della retribuzione, né di un trattamento comunque necessariamente conseguente alla prestazione di lavoro in quanto tale, ma piuttosto di un beneficio conseguente alle modalità concrete di organizzazione dell’orario di lavoro. Se così è, i buoni pasto non rientrano sic et simpliciter nella nozione di trattamento economico e normativo, che deve essere garantito in ogni caso al lavoratore in smart working ex art.20 Legge n. 81 del 2017. I buoni pasto non sono dovuti al lavoratore in smart working e di conseguenza la mancata corresponsione degli stessi non è oggetto di contrattazione e confronto con le sigle sindacali. D’altro canto è anche difficile ipotizzare quale potrebbe essere l’esito di tale confronto: se i buoni pasto non spettano, non possono erogati e l’atto del Comune con cui se ne sospende l’erogazione al lavoratore in smart working è sostanzialmente un atto “necessitato”.

 

Autore: La redazione PERK SOLUTION