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Nota Anci-Ifel sulla disciplina del canone “Reti ed infrastrutture di comunicazione elettronica”

È stata pubblicata da Anci – Ifel una nota interpretativa sulla nuova disciplina del canone “Reti ed infrastrutture di comunicazione elettronica”. Introdotta dal dl 77/2021, la normativa prevede un canone forfetario di 800 euro per gli operatori che forniscono servizi di pubblica utilità di reti ed infrastrutture di comunicazione elettronica. La nota offre delle linee di approfondimento per un’applicazione consapevole delle nuove previsioni.
Il comma 5-ter dell’art. 40 del decreto legge 31 maggio 2021, n. 77, così come convertito dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, ha introdotto il nuovo comma, l’831-bis, alla legge 27 dicembre 2019, n.160 (Legge di Bilancio 2020) il quale dispone che gli operatori che forniscono i servizi di pubblica utilità di reti e infrastrutture di comunicazione elettronica di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 e che non rientrano nella previsione del comma 831 dell’articolo 1, della legge citata (ovvero alle occupazioni che comunque riguardano suolo pubblico), sono soggetti a un canone pari a 800 euro per ogni impianto insistente sul territorio di ciascun ente. Il canone non è modificabile ai sensi del comma 817 (che prevede la possibilità di variare il gettito del canone istituito ai sensi del comma 816 attraverso la modifica delle tariffe) e ad esso non è applicabile alcun altro tipo di onere finanziario, reale o contributo, comunque denominato, di qualsiasi natura e per qualsivoglia ragione o titolo richiesto, ai sensi dell’articolo 93 del decreto legislativo n. 259 del 2003. I relativi importi sono rivalutati annualmente in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Il versamento del canone è effettuato il 30 aprile di ciascun anno in unica soluzione attraverso la piattaforma di pagamenti con modalità informatiche di cui all’articolo 5 del codice dell’amministrazione digitale.
La nuova disposizione costituisce una sostanziale ed ingiustificata detassazione degli impianti in questione e comporta una significativa perdita di gettito per i Comuni, con evidenti disparità rispetto ad impianti siti su aree private, in quanto la determinazione del canone viene fissata con legge e sottratta al potere regolamentare dell’ente sul quale insiste l’impianto impedendone eventuali modulazioni.