MIT: Rigenerazione urbana, verso la proroga a giugno 2026 della scadenza PINQUA

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta lavorando per spostare la scadenza dei progetti PInQuA – finanziati con risorse PNRR – da marzo a giugno 2026.

La proposta sul tavolo, avanzata alla Commissione europea e su cui non vi sono criticità, permetterebbe di salvaguardare risorse strategiche e garantire il pieno completamento degli interventi su tutto il territorio nazionale.

Alta l’attenzione del vicepresidente del Consiglio e Ministro, Matteo Salvini, che negli ultimi anni ha seguito personalmente il dossier, attivando anche un monitoraggio speciale per accompagnare Comuni e stazioni appaltanti nella chiusura dei cantieri. L’intenzione del Ministro è quella di perseguire ogni opportunità per accompagnare e sostenere i Comuni nel chiudere i cantieri entro le tempistiche previste dal Piano.

Il Programma Innovativo per la Qualità dell’Abitare (PInQuA), finanziato con 2,8 miliardi di euro nell’ambito del PNRR, prevede la realizzazione di oltre 10.000 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica e sociale e la riqualificazione di 1,8 milioni di metri quadrati di spazi pubblici in tutta Italia. Si tratta di quartieri che rinascono, periferie che tornano al centro, piazze, scuole e spazi di aggregazione restituiti ai cittadini. Interventi che stanno cambiando il volto delle città italiane e che rappresentano una risposta strutturale al dossier casa, da sempre al centro dell’azione politica del Ministro e del dicastero.

Richiesta di accesso agli atti ai sensi della legge n.241 del 1990

La legittimazione per l’accesso agli atti presuppone la dimostrazione che gli atti oggetto dell’istanza siano in grado di spiegare effetti diretti o indiretti nella sfera giuridica dell’istante; inoltre, la posizione da tutelare deve risultare collegata ai documenti. È questa, in sintesi, la risposta del Ministero dell’interno ad una richiesta di parere di un Sindaco sull’ammissibilità di una richiesta di accesso agli atti presentata da un ex dipendente del Comune. Quest’ultimo, dopo aver segnalato la mancanza di alcuni atti del 2018 nell’albo pretorio storico (poi reinseriti con il supporto della società informatica), ha chiesto una relazione dettagliata sulle cause del disservizio tecnico, motivando l’istanza genericamente con “motivi di giustizia” e dichiarandosi portatore di un interesse giuridicamente rilevante.

Il parere richiama la disciplina dell’accesso agli atti prevista dalla Legge 7 agosto 1990, n. 241, che agli articoli 22 e seguenti stabilisce come possano accedere solo i soggetti titolari di un interesse diretto, concreto e attuale, collegato al documento richiesto. Inoltre, la richiesta deve essere adeguatamente motivata.

La giurisprudenza, tra cui il TAR Lombardia (sent. 6 ottobre 2023, n. 2223) e il TAR Lazio (sent. 10 febbraio 2023, n. 2297), in linea con il Consiglio di Stato, ha chiarito che l’interesse deve essere non solo attuale e concreto, ma anche strumentale alla tutela di una specifica posizione giuridica, e tale collegamento deve emergere chiaramente dalla motivazione dell’istanza.

Nel caso esaminato, la richiesta fondata unicamente su generici “motivi di giustizia” non appare idonea a dimostrare un interesse diretto e concreto né un collegamento tra i documenti richiesti e una posizione giuridica da tutelare. Pertanto, alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale, l’ente non è tenuto ad accogliere l’istanza ai sensi della legge 241/1990.

Il personale dei piccoli Comuni, il nuovo Quaderno operativo Anci

Nei piccoli Comuni, in particolare quelli sotto i 5.000 abitanti, il personale è numericamente ridotto e spesso part-time: circa 53.000 dipendenti complessivi, chiamati però a svolgere molteplici funzioni. Negli ultimi anni il rapporto tra dipendenti e abitanti è diminuito sensibilmente, rendendo cruciali l’organizzazione del lavoro, la distribuzione delle responsabilità e la continuità degli uffici.

Un problema strutturale è l’elevata età media del personale, spesso oltre i 50 anni, dovuta a lunghi vincoli sul turnover. Questo incide sulla programmazione delle risorse umane, sul ricambio generazionale, sul trasferimento delle competenze e, in generale, sulla tenuta della capacità amministrativa. A ciò si aggiunge la crescente difficoltà di attrarre nuovi dipendenti, soprattutto nelle sedi più isolate e meno servite.

In un contesto segnato da continui cambiamenti normativi e da sfide straordinarie come il PNRR, le politiche del personale sono diventate decisive per garantire investimenti, innovazione e sostenibilità dell’azione amministrativa. Per questo l’ANCI ha rafforzato la propria azione politico-istituzionale per potenziare le competenze dei piccoli Comuni, promuovere strumenti di flessibilità organizzativa e favorire forme di collaborazione tra enti.

Le richieste dell’ANCI ai Governi e al Parlamento si sono basate sull’idea che le regole su fabbisogno, reclutamento, contratti e formazione dovessero essere adattate alle specificità dei piccoli Comuni. Alcune proposte sono state accolte, introducendo deroghe, contributi e semplificazioni: maggiore capacità assunzionale non più legata solo al turnover, fondi dedicati per nuove assunzioni e per i segretari comunali, utilizzo condiviso del personale, limiti alla mobilità in uscita, procedure concorsuali semplificate e selezioni uniche tra più Comuni.

Il Quaderno Operativo presentato agli Stati Generali dei Piccoli Comuni si propone come una guida pratica: raccoglie il quadro normativo aggiornato e offre strumenti operativi e modelli di atti per una gestione del personale più efficace, pensata su misura per le realtà di minori dimensioni e orientata ai bisogni delle comunità e agli obiettivi dei sindaci.